Adpocalypse: La fine di YouTube per come lo conosciamo?

YouTube, piattaforma web nata nel febbraio 2005 e acquisita da Google l’anno successivo, ha subito la rivisitazione dell’algoritmo di ricerca dei video, in seguito alle lamentele degli investitori sulla piattaforma riguardo i contenuti monetizzabili.

Cominciamo dicendo che YouTube è il secondo sito più visitato al mondo, dopo lo stesso sito di Google e che quindi è un canale molto efficiente per aumentare la brand awareness degli inserzionisti presenti sulla piattaforma. Il modo in cui questo avviene è tramite le pubblicità che vengono visualizzate durante i video, sia tramite banner pop-up che tramite interruzioni pubblicitarie sotto forma di mini-spot. Ovviamente i video che contengono pubblicità lasciano un guadagno anche al creatore del contenuto, ciò ha permesso a molti di creare contenuti a tempo pieno o quasi e ad alcuni pure di guadagnare ingenti somme di denaro, possiamo fare l’esempio di PewDiePie (con un reddito annuo stiamo intorno ai 15 milioni di dollari). Negli ultimi mesi molti brand si sono allontanati accusando la YouTube di non essere in grado di gestire i contenuti della piattaforma, abbinando i brand a video non conformi all’immagine dei brand stessi. Meno investitori significa meno introiti sia da parte di Google che per gli stessi videomakers. Per ovviare a questo problema Google ha recentemente cambiato l’algoritmo di assegnazione delle inserzioni pubblicitarie e pubblicato nuove linee guida abbastanza vaghe e confuse.

Linee Guida YouTube

Come viene spiegato in maniera molto chiara nel video del canale Breaking Italy, ora ci sono due grandi insiemi di video:

  • Quelli in modalità con restrizione: Sono visibili a tutti, anche ai minori.
  • Fuori dalla restrizione: Visibili solo se l’opzione modalità con restrizione è disattivata

L’algoritmo dovrebbe smistare in maniera più o meno efficiente cercando in titoli, tag, descrizioni, thumbnails, audio e immagini, ogni contenuto sensibile che esce dalle linee guida.
Questo però viene fatto in maniera arbitraria come è possibile vedere dalle testimonianze di canali come Quei Due Sul Server e WesaChannel - link a piè di pagina.

Ciò ha ridotto di molto gli introiti della maggior parte dei canali (fino al 75% nei casi peggiori) e innescato una forte reazione da parte dei creators che hanno fatto sentire la propria voce con video di denuncia e video hacking dell’algoritmo.
La situazione secondo i vari youtubers è insostenibile soprattutto per chi ha fatto di YouTube la propria fonte di reddito primaria, ma sono fiduciosi del fatto che questa sia una situazione transitoria e il cambio di algoritmo sia stata una risposta avventata all’uscita di grandi inserzionisti dalla piattaforma.
Secondo altri è una vera e propria trattativa tra Google e gli investitori che minacciati dalla qualità dei contenuti della piattaforma vogliono contrattare i costi delle inserzioni. Se così fosse si tornerà, probabilmente ad una situazione più simile a quella precedente all’introduzione dei cambi all’algoritmo e alle linee guida, ma con una, questa volta leggera, riduzione degli introiti della piattaforma e quindi dei content creator.
Anche perché ricordiamo che un pubblico così vasto farebbe gola a qualunque brand e in termini di target e riscontro un inserzione è molto più efficiente di una stessa pubblicità su carta stampata, televisione e altri canali mediatici.
Se invece Google continuerà su questa rotta la più probabile conseguenza sarà la diminuzione drastica di numero e diversità dei contenuti e la migrazione di molti content creator, youtubers e videomaker su altre piattaforme quali Vimeo e Twitch su tutte e a seguire anche Facebook. Siamo curiosi di scoprire il futuro del colosso mondiale di video hosting.